giovedì 12 gennaio 2017

Meditazioni d'un pazzo, Mario Mariani.

Meditazioni d'un pazzo, Mario Mariani.
Editrice Sonzogno, Milano, 1949.



Trama;
E fra i pazzi, qualcuno medita. Più pazzo degli altri, direte voi. Può darsi, rispondo, ma pazzo a modo suo; non secondo la moda.
Io sono rimasto nudo e solo.
Niente ormai più per me era sacro.
Niente ormai più era certo.
Niente ormai più era dimostrato.
Ero nudo, solo, vergine.


Citazioni; [Letto dal 11\01 al 12\01]

  • Non credevo più a nulla. Un bambino, parlando con me un giorno, ha seminato tutta la mia strada di perché.
  • Ma quale meraviglia se il mio cervello ha cominciato a oscillare sull'orlo dell'abisso?
  • E soprattutto voglio dire agli uomini che essi mi fanno pena.
  • Dove finisci la ragione? Dove comincia la pazzia? Non esiste la ragione. Esistono soltanto varie forme di pazzia. 
  • Morire per le proprio idee? Torna il conto? Non val meglio vivere ridendo delle idee degli altri? Però bisogna isolarsi. Andarsene.
  • L'eroe vero è il vincitore. Colui che tende a una meta e la raggiunge.
  • Noi siamo i maledetti dal Destino. Siamo una generazione d'avviliti, d'inquieti, di tormentati. 
  • E nel mondo non c'è più nulla di sano, di normale. C'è soltanto stramberia, nevrosi ed esasperazione.
  • Non è nella mia testa che c'è il disordine, no : è nella vita.
  • E guardava spesso lontano. Tanto che io temetti fosse innamorata dell'orizzonte. 
  • Non è vero che gli assenti abbian sempre torto; hanno sempre ragione. Perché essi rappresentano la memoria o la speranza: le sole due cose belle della vita. 
  • La teoria del "carpe diem" è sciocca. Poche volte l'attimo fuggente ci soddisfa al punto da gridargli "arrestati, sei bello!".
  • Io sono un sensuale, signore. Anche voi? E allora saprete meglio di me che basta un nonnulla, il tocco d'un polpastrello, la lieve pressione d'un unghia, al momento opportuno, nel punto giusto, per fare svenire di felicità una creatura. Ma ognuno di noi sente in un modo suo particolare. Siamo strumenti delicatissimi e diversi. Tra un uomo e un altro, tra una donna e un'altra, c'è più differenza che non tra un pianoforte e una cetra. 
  • Le parentesi sono i viottoli ombrosi e ammalianti dell'idea, di fianco alla strada maestra...talvolta ci si scorda della strada...
  • Avrei voluto non essere niente, non avere niente.
  • L'ipocrisia non è altro che la paura di mostrarsi quello che si è veramente.
  • Si è liberi soltanto quando non si ha paura.
  • Di una cosa soltanto ho paura, talvolta: di no vincere se i nemici son troppi. Di una sola persona ho paura talvolta: di me stesso.
  • E' grande solo colui che è solo.
  • Tu sei infelice perché ridi sempre.
  • La pazzia ha fatto versare fiumi d'inchiostro.
  • Per un miracolo d'intuizione che non riesco ancora a spiegarmi, io ho saputo, senza che nessuno m'avesse insegnato niente, tutta la vita, sulla soglia della vita. E ne ho sofferto come d'un male mio.
  • M'ha detto un gaudente che la vita è una collana di perle, io ho saputo troppo presto che ogni perla è una lacrima spremuta dall'amore, raggelata dal dolore.
  • Io penso invece che anche il fiore di fango ha un profumo; specialmente quando i fiori di serra sono avvelenati e i fiori di campo non esistono più.
  • Creda: la vita è un gran brutto paese.
  • I pazzi di fuori hanno soppresso la libertà di pensiero, la libertà di stampa, la libertà di vita. E noi ci siamo rinchiusi in un manicomio per pensare a modo nostro.
  • Dunque allora nulla può dimostrarsi.
    Nemmeno questo : che nulla può dimostrarsi.
    E allora?! SILENZIO.

Il libro dei morti e dei vivi, Alfredo Panzini.

Il libro dei morti e dei vivi, Alfredo Panzini.
A. Mondadori - Editore, anno 1895.
Dedicato a Maurice Muret, con riconoscenza per aver ricordato questo obliato racconto.

Citazioni; [libro letto dal 9\01 al 11\01]


  • Le rose fioriscono sempre e questo è un buon segno. D'inverno il rosaio sembra morto; ma io cerco, cerco anche sotto la neve. Ebbene, lo crederesti tu? ve n'è sempre qualcheduna, poverina, che sboccia. E questo è un buon segno. Vuol dire che la vita non è morta. E quando di maggio tutte le rose fioriscono, io dico : Così fiorirà la nostra casa quando verrà il maggio anche per lei: io forse allora non vi sarò più; ma tu cercami, cercami qui intorno e mi troverai.
  • Gli uomini o devono raggiungere un alto scopo o devono morire, cioè svolgere fino alla consumazione dei secoli la parabola dei loro rinnovati errori. Anche quel mezzo milione di plebe variopinta e urlante che mi fluttuava intorno per le vie di Napoli, non aveva ragione di essere se non rinnovata e purificata. O essere così o non essere.
  • Uno, due e tre; lasciavo la terra ed ero bell'e spedito per il paese delle più inverosimili fantasticherie. Ma come si stava bene lassù! come tutto si faceva più leggero e più facile! Le cose e gli uomini che prima mi pesavano da ogni parte e mi stringevano più che Don Rodrigo dalla calca dei cenciosi, adesso non li sentivo più. Ero libero perché ero lontano dalle cose vere. Ma dove? Fuor di dubbio nel paese dei sogni.
  • Finalmente, o meravigliosa notte, eri venuta e mi aveva ravvolto delle tue ombre, ed io ero entrato nel bagno delizioso e profondo delle tue tenebre.
  • Forse pensò che era meglio, finché gli era concesso, vivere ne la vita come in un sogno perché così più si avvicina al sonno de la morte.

martedì 3 gennaio 2017

Martino e i contrabbandieri, W. Oellers.















S. Martino, San Martino,
San Martino nella neve e nel vento cavalcava,
nella neve e nel vento il suo cavallo lo portava,
quand'ecco a un tratto sotto il bianco mantello
appare lacero e scarno un poverello...
dinanzi al Santo egli rimase muto
ma quanto, quanto ha bisogno d'aiuto!
il gelo già per lui schiude le porte
le porte oscure e fredde della Morte!
Di scatto San Martino s'arresta dinanzi al poverello,
e taglia con la spada metà del suo mantello...



Martino e i contrabbandieri, W. Oellers. 
Collana "Tolle et lege" 1942.

Trama;
Il libro di per sè non presenta una trama, quindi riporterò di seguito i titoli dei capitoli.

  1. Prime avventure dei piccoli amici Martino e Matilde.
  2. Incontro con Hein, detto lo spilungone.
  3. Il babbo racconta una strana storia.
  4. Si prepara qualche cosa di bello, ma nel cuore di Martino c'è una nuova pena.
  5. La fiera autunnale: lo zio promette un viaggio in città.
  6. Cose meravigliose.
  7. La casa si fa più silenziosa.
  8. Un'avventura pericolosa suscita nuove ansie.
  9. Martino sente parlare di un grave dolore.
  10. La storia di un'audace avventura di contrabbandieri.
  11. Il paese in fiamme.
  12. La piccola Luisina piange.
  13. Il giudizio di Paola per volontà di Martino.
  14. Martino cerca una scappatoia.
  15. Qualcuno si immola.

[Letto dal 26\12 al 3\01]
Citazioni;

  • Forse Martino non conosceva bene il valore di queste parole, ma sapeva però, che cosa significava portare quella sensazione di gelo, d'isolamento, che lo colpiva al cuore quando più avvertiva la sorda ostilità che lo circondava.
  • Scrivendo, gli pareva che i pensieri cattivi, come tante farfalline nere se ne volassero via dal suo cuore e dal suo cervello.
  • La solitudine lo attendeva, perché non avrebbe avuto più accanto la dolce compagnia della sua piccola amica e di nuovo, l'ostilità del mondo che lo circondava, come una morsa si sarebbe stretta attorno a lui.
  • Sono i migliori che devono morire perché gli altri acquistino esperienza, diventino migliori e vivano. 
  • Quel senso d'inquietudine, di vigile attesa che era nel mondo raggiungeva a ondate vaghe a quando a quando il giardino. I battenti di una finestra si chiusero... lontano si udì l'abbaiare di un cane. Sempre più indecisi e sfumati si fecero i contorni del paesaggio; fra i rami del melo apparve la luna.
  • E' proprio così - disse lo zio - il tempo se ne va anche se gli uomini stanno fermi, perché non se ne preoccupava, quasi non avesse niente a che fare con l'umanità.
  • Che cos'è infine il tempo? Non si può vederlo, né gustarlo, né sentirlo. E nemmeno è possibile difendersene, pur se si è potenti imperatori o re, pur se a raccolta contro il suo misterioso potere venisse chiamata tutta la scienza del mondo. Ce lo troviamo addosso semplicemente, silenziosamente, e la nostra volontà non ci può far nulla. Il tempo! Non si sa da dove venga, non si sa dove vada e nemmeno se realmente esista. Vorremmo liberarcene, ma in realtà senza il tempo, che cosa potremmo fare nella vita? Ed è da questa nostra vana lotta contro il tempo che derivano la nostra stupidità e i nostri pensieri limitati.
  • Giustamente mi diceva quell'uomo :" E' come se i secondi venissero creati per morire, come se vivessero soltanto in attesa della morte." E' vero ed allora si ha la netta percezione del vincolo che ci lega ad ogni secondo e come ogni attimo muoia anche dentro noi stessi. E non si può far niente. E si rimane buttati là come cenci con tutti i propri muscoli e nervi, col proprio cervello, lo spirito, l'intelligenza, la volontà e l'attività.
  • Che valore e che significato avrebbero mai potuto avere la saggezza dei suoi pensieri e l'avvedutezza delle sue parole davanti al dramma di un mondo che pareva non predicasse altro che odio?
  • Se si chiedeva - che cos'è la morte? - ben a ragione si doveva anche domandare: - che cos'è la vita?
    Chi conosceva a fondo l'animo umano, ed era sicuro di ogni palpito del proprio cuore, doveva sapere che la vita spirituale delle creature umane è sostenuta da una sola, possente misteriosa forza: la speranza. Esiste forse nel mondo un solo essere che non sappia che cosa voglia dire sperare?
    - No, nessun essere potrebbe vivere al mondo se non fosse sorretto dalla speranza, seppure sotto aspetti diversi e mutevoli a secondo dell'animo e delle aspirazioni dei singoli individui.
  • Troppi ricordi aveva del tempo di guerra, l'anima del vecchio vagone per non capire a quale uso sarebbe stato destinato, ma se si sentì immalinconire al pensiero che non avrebbe più potuto vedere le lucidi rotaie in fuga e che mai più avrebbe potuto conoscere nuovi orizzonti; giudicò anche che infine c'era da rallegrarsi, se invalido com'era, veniva ritenuto ancora degno di essere utilizzato e non condannato a morire come un vecchio inutile rottame. Così, notte per notte, nel suo caldo corpo protettore il vecchio vagone diede asilo a tedeschi di ogni regione ed udì strane vicende ed ogni genere di racconti sui tempi che correvano; nulla domandava l'asilo ospitale a coloro che accoglieva; né i loro nomi, né i luoghi da dove venivano, né perché si fossero ridotti in quelle condizioni; senza far distinzioni di sorta, accoglieva in silenzio chiunque si accontentasse di quel poco che gli veniva offerto.
  • Ricordi confusi tornavano, emergendo dalle intricate oscurità della memoria con un frullo d'ali giocondo nella tristezza dell'ora presente.
  • Accanto al libro di latino c'era l'atlante; era bello girovagare per terre lontane, soffermandosi di quando in quando in paesi sconosciuti, dai nomi che affascinavano l'immaginazione, standosene lì quieti quieti al calduccio della stufa; si voltava un foglio e subito di era in un altro paese del mondo, o chiudendo il libro, si rimaneva a sognare ad occhi aperti di terre lontane.
  • Pareva che nel cuore degli uomini qualche cosa dell'antica serenità fosse tornata, della fedeltà ai ricordi, come una nostalgia dolente di una felicità conosciuta soltanto in sogno.
  • Quando le preoccupazioni materiali diventavano l'assillo quotidiano, pare che ogni senso di poesia e di bellezza della vita si estingua.
  • Qualche cosa di incredibilmente grande e possente gli sorse dinanzi alle pupille; eran scene fantastiche di eroici e intrepidi ragazzi, quelli che s'incontravan nei racconti e nei libri di storia e ora gli sorgevan dal cervello invaso da una specie di frenesia; eran le creature che lottavano per i propri diritti, splendenti in una luce di sublimità. 
  • Era come se tutto intorno tacesse e più nulla accadesse nel mondo.

Nel libro molto si parla della festa di San Martino festeggiata l'11 Novembre in Germania.
L'usanza basilare sta nel crearsi delle lanterne da accendere in un pellegrinaggio nella città; 
Ecco un video: https://www.youtube.com/watch?v=w93OlNCm-d8 .

martedì 27 dicembre 2016

Lampo il cane viaggiatore, Elvio Barlettani.

Lampo il cane viaggiatore, Elvio Barlettani.
Edizione Garzanti, 1962.

Trama;
E' una storia semplice e vera.
C’era una volta un cane speciale, che aveva la mania di viaggiare. E lo faceva in treno, perché lo considerava un mezzo che non inquinava, non stressava e lo portava a destinazione in poche ore.
Scritta da Elvio Barlettani, la storia (vera) di Lampo è adatta ai bambini di ogni età che vogliano perdersi e sognare con il simpatico meticcio che un giorno arrivò, non si sa come, alla stazione di Campiglia e divenne l’amico inseparabile dei ferrovieri, primi tra tutti il capostazione Elvio e la figlia Mirna.
Lampo conosceva perfettamente tutti gli orari dei treni sui quali viaggiava, le stazioni dove si poteva fermare, le coincidenze tra un treno e l’altro che gli permettevano di girare l’Italia in lungo e in largo.
Eppure, a prima vista, era un cane comunissimo, di taglia media, di razza indefinibile, dal pelo lungo e bianco, toppato di marrone sul rossiccio: un giorno, incontra il ferroviere Elvio e diventa la sua ombra.
La sera rientrava a casa con lui, a Piombino, trascorreva la serata con la sua famiglia fino alle 22.30; poi ritornava alla stazione per prendere l’ultimo treno delle 22.40. “Il suo intuito non lo tradì mai: come un orologio perfetto, a quell’ora fu sempre puntuale, sebbene io abbia tentato più volte di confonderlo per fargli perdere il treno”.
Con il tempo, Lampo non si accontentò più del viaggio serale a casa di Elvio: tutti i treni, sia della mattina che del pomeriggio, diventarono per lui un invito a recarsi a Piombino.
“Qui giunto, correva a trovare mia moglie e mia figlia per poi andare con loro in giro per la città accompagnandole nelle visite ai negozi. Poi se ne ritornava a Campiglia soddisfatto, veniva nel mio ufficio, e scodinzolando mi faceva capire: Sai, sono stato a trovare i tuoi!”.
[Letto dal 25\12 al 27\12.]
Citazioni;
  • Forse Lampo era nato da una nidiata di una cagnetta randagia e, appena in grado di rosicchiare qualche osso, sdegnando la vita grama della sua povera famiglia costretta ed elemosinare qua e là un pezzo di pane, partì in cerca di fortuna, pieno di speranza e con tanti sogni in testa.
  • Era un cane nato per viaggiare; questo era lo scopo della sua vita.
  • "Una stella cadente papà, esprimiamo un desiderio," disse Mirna ammiccando con il ditino il cielo.
    Espressi un desiderio, benché sapessi che non si sarebbe avverato.
    Voltai lo sguardo dietro di me, ebbi l'impressione che Lampo ci seguisse trotterellando.







Vi lascio con un video dedicato al suo ricordo; https://www.youtube.com/watch?v=oIHu5HYzGmY .




domenica 25 dicembre 2016

Un libro magico di Natale.




L'avventura meravigliosa; David Kirschner & Ernie Contreras. Illustrazioni di Jerry Tiritilli, Fabbri Editori 1994.


Richard Tyler, un ragazzino di dieci anni, non prova un grande interesse per i libri; al più, potrebbe dire che non causano avvelenamenti da mercurio, nè nessun altra di quelle cose che gli incutono tanta paura. Tutto cambia, però, quando Richard incontra Pagemaster, il Signore delle Pagine, il guardiano della parola, gran custode dei libri, e viene proiettato là dove le più grandi storie mai scritte hanno avuto inizio. Entrato nel mondo della letteratura classica, Richard vede il mite dottor Jeckyll trasformarsi nello spaventoso Mister Hyde, si trova faccia a faccia con Long John Silver, il più infido pirata che abbia mai solcato i sette mari, viene inghiottito tutto intero da un drago.
Timido e guardingo all'eccesso, Richard, all'inizio della straordinaria avventura, vorrebbe solo tornarsene a casa dai genitori sano e salvo; invece viene trascinato in un vortice di avvenimenti che cambieranno profondamente e per sempre la sua vita. Insieme a tre divertenti compagni, Avventura, Fantasy e Horror, tre libri di genere diverso che hanno preso vita, Richard è costretto a fronteggiare le sue paure, ad attingere a un coraggio che mai avrebbe creduto di possedere. Ciò che era cominciato come ricerca della salvezza, come aspirazione a rientrare nel mondo di tutti i giorni, si trasforma in un viaggio irripetibile da cui il protagonista uscirà cresciuto, maturato, in grado di apprezzare i valori dell'amicizia, di capire l'influenza che i libri possono avere per chiunque. E, seguendo il consiglio di Pagemaster "Quando sei in dubbio, cerca la soluzione nei libri", apprenderà tante cose sulle letteratura, sulla vita, sull'umanità. 






giovedì 22 dicembre 2016

Graziella, A. Lamartine

Graziella, A. Lamartine.
Edizione Betti, traduzione di Alma Dolens, 1963.

Trama; Pubblicato nel 1852, "Graziella" trae ispirazione da un'avventura amorosa vissuta dall'autore durante il suo primo viaggio in Italia, nel 1811-12. Costretto sull'isola di Procida da una tempesta, Lamartine conosce Graziella, figlia di un pescatore partenopeo. I due si amano di un amore puro e, dopo alcune peripezie, vivono alcuni mesi felici l'uno accanto all'altra. Ma ben presto il poeta deve fare ritorno in Francia, dove riceve una lettera dalla giovane amante, colpita da una malattia mortale. Vivace espressione della sensibilità e della retorica del Romanticismo francese, Graziella è la più celebre tra le prose di Lamartine, sospesa tra stereotipi letterari e intima commozione, ricercato patetismo e sincero coinvolgimento.

Letto dal 19|12 al 21|12.


Citazioni;
  • Tutto questo improvviso modificarsi della vita, che sembra iniziare l'intelligenza di un nuovo mondo, affascinava il mio spirito.
  • Che la libertà sia il supremo ideale dell'uomo sta nel fatto ch'essa è la prima aspirazione della giovinezza, nè dilegua se non quando il cuore inaridisce o lo spirito cade nell'avvilimento. 
  • In quell'epoca si destò in me l'amore dell'emancipazione dell'umanità e l'odio intellettuale contro l'eroe del secolo; odio cosciente e ragionato, che il tempo e gli avvenimenti non fanno che giustificare, nonostante gli adulatori della sua memoria.
  • L'antichità, anziché infondermi la melanconia delle cose morte, divenne per me un sentimento.
  • Non provavo alcun bisogno di conoscere gente, di vivere in mezzo alla società, godevo, anzi, del mio isolamento.
  • La sua vita e la mia furono talmente unite dalla sua infanzia fino alla sua morte, che le nostre due esistenze fanno parte l'una dell'altro; mi accadrà, così, di parlare di lui quasi ogni volta che dovrò parlare di me stesso.
  • Le note flebili andavano al cuore a toccare le recondite fibre assopite. E' questo l'effetto della musica, quando essa non sia vano giuoco dell'orecchio, ma il gemito armonioso della passione che esce dall'anima per mezzo della voce.
  • Non si può battere un po' più forte sul cuore dell'uomo senza spremerne delle lagrime, tanto la natura è, in fondo, piena di tristezza! e tutto ciò che la agita fa salire un po' di amaro alle labbra e qualche nuvola davanti agli occhi!
  • Perché tormentarsi per delle idee che non arrivano a toccare il cuore?
  • I cuori semplici si schiudono senza diffidenza, si saldano senza resistenze, perché non ci sono interessi a destare sospetti e a consigliare riserve, contro il sentimento.
  • Qualche volta scrivevo, tentando di espandere in prova o in versi, ora in italiano, ora in francese, quei primi bollori dell'anima, che sbolliscono e si acquetano esprimendoli. La parola scritta è lo specchio di cui ha bisogno per conoscere sè stesso e per assicurarsi ch'egli esiste.
  • Il senso dell'isolamento, anziché sconfortarmi, m'aiutava a raccogliermi in me stessi e a concentrare i palpiti del mio cuore, e le forze del mio pensiero. Non ero l'uccellino pigolante, smarrito, intorno ai nidi stranieri, ma l'uccellino che abbandona il proprio ramo e arrischia il volo distante perché sa la via del ritorno.
  • Togliete dalla vita il cuore che vi ama, che cosa vi resterà?
  • Il tempo è uno sconfinato mare, che rigetta come l'altro le nostre spoglie. Perché commuoversi? Non possiamo piangere su tutto, a ciascun uomo i suoi dolori, a ogni secolo la sua pietà. E' abbastanza.
  • Tutto mi mancava ed io mancavo a me stesso.
  • Il tempo cancella rapidamente ogni cosa sulla terra, ma non cancella mai dal cuore le tracce di un primo amore.

domenica 18 dicembre 2016

Pier Giorgio Frassati, R. Maria Pierazzi.



Pier Giorgio Frassati, storia vera di un bambino vero.

"La Scuola" editrice, 1957 Brescia.

"Si chiamava: Pier Giorgio Frassati. Visse soltanto ventiquattro anni e da più di trenta è in Paradiso. Molto si parla di Lui e io desidero farvi conoscere la sua meravigliosa infanzia. Questo racconto, bello come una leggenda, deve servirvi di guida e di esempio. Così imparerete a conoscerlo e ad amarlo; una volta che lo avete conosciuto e amato non lo dimenticherete più."



         
Libro letto il giorno 18/12, ecco alcune citazioni:

  1. La mamma insegnava ai suoi bambini a non aver paura di nulla; anzi non voleva che questa brutta parola si pronunciasse dinanzi a loro. La paura è fatta di niente.
  2. Dalla nonna materna, Linda Ametis, imparò l'amore per tutte le cose belle: i fiori, i tramonti luminosi, il cielo imbrillantinato di stelle, il culto dei poveri morti pei quali bisogna molto pregare.
  3. Fin da piccolo sapeva già come si può andare verso chi soffre.
  4. Non c'era cosa che lo rendesse più felice che stringersi fra le braccia un bel fascio di fiori.
  5. Nel vasto giardino Dodo e Tatanina parevano davvero due felici uccellini scappati dalla gabbia: inseguivano ridendo il volo delle farfalle e se le acchiappavano stavano bene attenti a non far loro del male; e poi fra l'erba c'erano formicole, grilli e cavallette.
  6. Pier Giorgio faceva le cose sul serio: e per tutta la vita le fece sempre sul serio.
  7. In questo mondo bisogna aver coraggio e saper prendere delle iniziative.
  8. Per lui il canto era uno sfogo della sua anima piena di luce.


“Sei un bigotto?”, gli chiesero un giorno in Università, così come venivano scherniti i cattolici dai massonico-liberali, dai social-comunisti e dai fascisti. La sua risposta fu netta: “No. Sono rimasto cristiano”. “Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro. Ogni cattolico non può non essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi dei cattolici”.


  1. “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare… Anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordare che siamo gli unici che possediamo la Verità”.
  2. “Non chi subisce deve temere, ma chi usa la prepotenza. Quando Dio è con noi, non si deve aver paura di nulla e di nessuno… C’è Dio che ci difende e ci dà forza”.
  3. “Bello è vivere in quanto al di là v’è la nostra vera Vita, altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa esistenza? Se non vi fosse un premio alle sofferenze, un gaudio eterno, come si potrebbe spiegare la rassegnazione ammirabile di tante povere creature che lottano con la vita e spesse volte muoiono sulla breccia, se non ci fosse la certezza della Giustizia di Dio?”.