martedì 3 gennaio 2017

Martino e i contrabbandieri, W. Oellers.















S. Martino, San Martino,
San Martino nella neve e nel vento cavalcava,
nella neve e nel vento il suo cavallo lo portava,
quand'ecco a un tratto sotto il bianco mantello
appare lacero e scarno un poverello...
dinanzi al Santo egli rimase muto
ma quanto, quanto ha bisogno d'aiuto!
il gelo già per lui schiude le porte
le porte oscure e fredde della Morte!
Di scatto San Martino s'arresta dinanzi al poverello,
e taglia con la spada metà del suo mantello...



Martino e i contrabbandieri, W. Oellers. 
Collana "Tolle et lege" 1942.

Trama;
Il libro di per sè non presenta una trama, quindi riporterò di seguito i titoli dei capitoli.

  1. Prime avventure dei piccoli amici Martino e Matilde.
  2. Incontro con Hein, detto lo spilungone.
  3. Il babbo racconta una strana storia.
  4. Si prepara qualche cosa di bello, ma nel cuore di Martino c'è una nuova pena.
  5. La fiera autunnale: lo zio promette un viaggio in città.
  6. Cose meravigliose.
  7. La casa si fa più silenziosa.
  8. Un'avventura pericolosa suscita nuove ansie.
  9. Martino sente parlare di un grave dolore.
  10. La storia di un'audace avventura di contrabbandieri.
  11. Il paese in fiamme.
  12. La piccola Luisina piange.
  13. Il giudizio di Paola per volontà di Martino.
  14. Martino cerca una scappatoia.
  15. Qualcuno si immola.

[Letto dal 26\12 al 3\01]
Citazioni;

  • Forse Martino non conosceva bene il valore di queste parole, ma sapeva però, che cosa significava portare quella sensazione di gelo, d'isolamento, che lo colpiva al cuore quando più avvertiva la sorda ostilità che lo circondava.
  • Scrivendo, gli pareva che i pensieri cattivi, come tante farfalline nere se ne volassero via dal suo cuore e dal suo cervello.
  • La solitudine lo attendeva, perché non avrebbe avuto più accanto la dolce compagnia della sua piccola amica e di nuovo, l'ostilità del mondo che lo circondava, come una morsa si sarebbe stretta attorno a lui.
  • Sono i migliori che devono morire perché gli altri acquistino esperienza, diventino migliori e vivano. 
  • Quel senso d'inquietudine, di vigile attesa che era nel mondo raggiungeva a ondate vaghe a quando a quando il giardino. I battenti di una finestra si chiusero... lontano si udì l'abbaiare di un cane. Sempre più indecisi e sfumati si fecero i contorni del paesaggio; fra i rami del melo apparve la luna.
  • E' proprio così - disse lo zio - il tempo se ne va anche se gli uomini stanno fermi, perché non se ne preoccupava, quasi non avesse niente a che fare con l'umanità.
  • Che cos'è infine il tempo? Non si può vederlo, né gustarlo, né sentirlo. E nemmeno è possibile difendersene, pur se si è potenti imperatori o re, pur se a raccolta contro il suo misterioso potere venisse chiamata tutta la scienza del mondo. Ce lo troviamo addosso semplicemente, silenziosamente, e la nostra volontà non ci può far nulla. Il tempo! Non si sa da dove venga, non si sa dove vada e nemmeno se realmente esista. Vorremmo liberarcene, ma in realtà senza il tempo, che cosa potremmo fare nella vita? Ed è da questa nostra vana lotta contro il tempo che derivano la nostra stupidità e i nostri pensieri limitati.
  • Giustamente mi diceva quell'uomo :" E' come se i secondi venissero creati per morire, come se vivessero soltanto in attesa della morte." E' vero ed allora si ha la netta percezione del vincolo che ci lega ad ogni secondo e come ogni attimo muoia anche dentro noi stessi. E non si può far niente. E si rimane buttati là come cenci con tutti i propri muscoli e nervi, col proprio cervello, lo spirito, l'intelligenza, la volontà e l'attività.
  • Che valore e che significato avrebbero mai potuto avere la saggezza dei suoi pensieri e l'avvedutezza delle sue parole davanti al dramma di un mondo che pareva non predicasse altro che odio?
  • Se si chiedeva - che cos'è la morte? - ben a ragione si doveva anche domandare: - che cos'è la vita?
    Chi conosceva a fondo l'animo umano, ed era sicuro di ogni palpito del proprio cuore, doveva sapere che la vita spirituale delle creature umane è sostenuta da una sola, possente misteriosa forza: la speranza. Esiste forse nel mondo un solo essere che non sappia che cosa voglia dire sperare?
    - No, nessun essere potrebbe vivere al mondo se non fosse sorretto dalla speranza, seppure sotto aspetti diversi e mutevoli a secondo dell'animo e delle aspirazioni dei singoli individui.
  • Troppi ricordi aveva del tempo di guerra, l'anima del vecchio vagone per non capire a quale uso sarebbe stato destinato, ma se si sentì immalinconire al pensiero che non avrebbe più potuto vedere le lucidi rotaie in fuga e che mai più avrebbe potuto conoscere nuovi orizzonti; giudicò anche che infine c'era da rallegrarsi, se invalido com'era, veniva ritenuto ancora degno di essere utilizzato e non condannato a morire come un vecchio inutile rottame. Così, notte per notte, nel suo caldo corpo protettore il vecchio vagone diede asilo a tedeschi di ogni regione ed udì strane vicende ed ogni genere di racconti sui tempi che correvano; nulla domandava l'asilo ospitale a coloro che accoglieva; né i loro nomi, né i luoghi da dove venivano, né perché si fossero ridotti in quelle condizioni; senza far distinzioni di sorta, accoglieva in silenzio chiunque si accontentasse di quel poco che gli veniva offerto.
  • Ricordi confusi tornavano, emergendo dalle intricate oscurità della memoria con un frullo d'ali giocondo nella tristezza dell'ora presente.
  • Accanto al libro di latino c'era l'atlante; era bello girovagare per terre lontane, soffermandosi di quando in quando in paesi sconosciuti, dai nomi che affascinavano l'immaginazione, standosene lì quieti quieti al calduccio della stufa; si voltava un foglio e subito di era in un altro paese del mondo, o chiudendo il libro, si rimaneva a sognare ad occhi aperti di terre lontane.
  • Pareva che nel cuore degli uomini qualche cosa dell'antica serenità fosse tornata, della fedeltà ai ricordi, come una nostalgia dolente di una felicità conosciuta soltanto in sogno.
  • Quando le preoccupazioni materiali diventavano l'assillo quotidiano, pare che ogni senso di poesia e di bellezza della vita si estingua.
  • Qualche cosa di incredibilmente grande e possente gli sorse dinanzi alle pupille; eran scene fantastiche di eroici e intrepidi ragazzi, quelli che s'incontravan nei racconti e nei libri di storia e ora gli sorgevan dal cervello invaso da una specie di frenesia; eran le creature che lottavano per i propri diritti, splendenti in una luce di sublimità. 
  • Era come se tutto intorno tacesse e più nulla accadesse nel mondo.

Nel libro molto si parla della festa di San Martino festeggiata l'11 Novembre in Germania.
L'usanza basilare sta nel crearsi delle lanterne da accendere in un pellegrinaggio nella città; 
Ecco un video: https://www.youtube.com/watch?v=w93OlNCm-d8 .

martedì 27 dicembre 2016

Lampo il cane viaggiatore, Elvio Barlettani.

Lampo il cane viaggiatore, Elvio Barlettani.
Edizione Garzanti, 1962.

Trama;
E' una storia semplice e vera.
C’era una volta un cane speciale, che aveva la mania di viaggiare. E lo faceva in treno, perché lo considerava un mezzo che non inquinava, non stressava e lo portava a destinazione in poche ore.
Scritta da Elvio Barlettani, la storia (vera) di Lampo è adatta ai bambini di ogni età che vogliano perdersi e sognare con il simpatico meticcio che un giorno arrivò, non si sa come, alla stazione di Campiglia e divenne l’amico inseparabile dei ferrovieri, primi tra tutti il capostazione Elvio e la figlia Mirna.
Lampo conosceva perfettamente tutti gli orari dei treni sui quali viaggiava, le stazioni dove si poteva fermare, le coincidenze tra un treno e l’altro che gli permettevano di girare l’Italia in lungo e in largo.
Eppure, a prima vista, era un cane comunissimo, di taglia media, di razza indefinibile, dal pelo lungo e bianco, toppato di marrone sul rossiccio: un giorno, incontra il ferroviere Elvio e diventa la sua ombra.
La sera rientrava a casa con lui, a Piombino, trascorreva la serata con la sua famiglia fino alle 22.30; poi ritornava alla stazione per prendere l’ultimo treno delle 22.40. “Il suo intuito non lo tradì mai: come un orologio perfetto, a quell’ora fu sempre puntuale, sebbene io abbia tentato più volte di confonderlo per fargli perdere il treno”.
Con il tempo, Lampo non si accontentò più del viaggio serale a casa di Elvio: tutti i treni, sia della mattina che del pomeriggio, diventarono per lui un invito a recarsi a Piombino.
“Qui giunto, correva a trovare mia moglie e mia figlia per poi andare con loro in giro per la città accompagnandole nelle visite ai negozi. Poi se ne ritornava a Campiglia soddisfatto, veniva nel mio ufficio, e scodinzolando mi faceva capire: Sai, sono stato a trovare i tuoi!”.
[Letto dal 25\12 al 27\12.]
Citazioni;
  • Forse Lampo era nato da una nidiata di una cagnetta randagia e, appena in grado di rosicchiare qualche osso, sdegnando la vita grama della sua povera famiglia costretta ed elemosinare qua e là un pezzo di pane, partì in cerca di fortuna, pieno di speranza e con tanti sogni in testa.
  • Era un cane nato per viaggiare; questo era lo scopo della sua vita.
  • "Una stella cadente papà, esprimiamo un desiderio," disse Mirna ammiccando con il ditino il cielo.
    Espressi un desiderio, benché sapessi che non si sarebbe avverato.
    Voltai lo sguardo dietro di me, ebbi l'impressione che Lampo ci seguisse trotterellando.







Vi lascio con un video dedicato al suo ricordo; https://www.youtube.com/watch?v=oIHu5HYzGmY .




domenica 25 dicembre 2016

Un libro magico di Natale.




L'avventura meravigliosa; David Kirschner & Ernie Contreras. Illustrazioni di Jerry Tiritilli, Fabbri Editori 1994.


Richard Tyler, un ragazzino di dieci anni, non prova un grande interesse per i libri; al più, potrebbe dire che non causano avvelenamenti da mercurio, nè nessun altra di quelle cose che gli incutono tanta paura. Tutto cambia, però, quando Richard incontra Pagemaster, il Signore delle Pagine, il guardiano della parola, gran custode dei libri, e viene proiettato là dove le più grandi storie mai scritte hanno avuto inizio. Entrato nel mondo della letteratura classica, Richard vede il mite dottor Jeckyll trasformarsi nello spaventoso Mister Hyde, si trova faccia a faccia con Long John Silver, il più infido pirata che abbia mai solcato i sette mari, viene inghiottito tutto intero da un drago.
Timido e guardingo all'eccesso, Richard, all'inizio della straordinaria avventura, vorrebbe solo tornarsene a casa dai genitori sano e salvo; invece viene trascinato in un vortice di avvenimenti che cambieranno profondamente e per sempre la sua vita. Insieme a tre divertenti compagni, Avventura, Fantasy e Horror, tre libri di genere diverso che hanno preso vita, Richard è costretto a fronteggiare le sue paure, ad attingere a un coraggio che mai avrebbe creduto di possedere. Ciò che era cominciato come ricerca della salvezza, come aspirazione a rientrare nel mondo di tutti i giorni, si trasforma in un viaggio irripetibile da cui il protagonista uscirà cresciuto, maturato, in grado di apprezzare i valori dell'amicizia, di capire l'influenza che i libri possono avere per chiunque. E, seguendo il consiglio di Pagemaster "Quando sei in dubbio, cerca la soluzione nei libri", apprenderà tante cose sulle letteratura, sulla vita, sull'umanità. 






giovedì 22 dicembre 2016

Graziella, A. Lamartine

Graziella, A. Lamartine.
Edizione Betti, traduzione di Alma Dolens, 1963.

Trama; Pubblicato nel 1852, "Graziella" trae ispirazione da un'avventura amorosa vissuta dall'autore durante il suo primo viaggio in Italia, nel 1811-12. Costretto sull'isola di Procida da una tempesta, Lamartine conosce Graziella, figlia di un pescatore partenopeo. I due si amano di un amore puro e, dopo alcune peripezie, vivono alcuni mesi felici l'uno accanto all'altra. Ma ben presto il poeta deve fare ritorno in Francia, dove riceve una lettera dalla giovane amante, colpita da una malattia mortale. Vivace espressione della sensibilità e della retorica del Romanticismo francese, Graziella è la più celebre tra le prose di Lamartine, sospesa tra stereotipi letterari e intima commozione, ricercato patetismo e sincero coinvolgimento.

Letto dal 19|12 al 21|12.


Citazioni;
  • Tutto questo improvviso modificarsi della vita, che sembra iniziare l'intelligenza di un nuovo mondo, affascinava il mio spirito.
  • Che la libertà sia il supremo ideale dell'uomo sta nel fatto ch'essa è la prima aspirazione della giovinezza, nè dilegua se non quando il cuore inaridisce o lo spirito cade nell'avvilimento. 
  • In quell'epoca si destò in me l'amore dell'emancipazione dell'umanità e l'odio intellettuale contro l'eroe del secolo; odio cosciente e ragionato, che il tempo e gli avvenimenti non fanno che giustificare, nonostante gli adulatori della sua memoria.
  • L'antichità, anziché infondermi la melanconia delle cose morte, divenne per me un sentimento.
  • Non provavo alcun bisogno di conoscere gente, di vivere in mezzo alla società, godevo, anzi, del mio isolamento.
  • La sua vita e la mia furono talmente unite dalla sua infanzia fino alla sua morte, che le nostre due esistenze fanno parte l'una dell'altro; mi accadrà, così, di parlare di lui quasi ogni volta che dovrò parlare di me stesso.
  • Le note flebili andavano al cuore a toccare le recondite fibre assopite. E' questo l'effetto della musica, quando essa non sia vano giuoco dell'orecchio, ma il gemito armonioso della passione che esce dall'anima per mezzo della voce.
  • Non si può battere un po' più forte sul cuore dell'uomo senza spremerne delle lagrime, tanto la natura è, in fondo, piena di tristezza! e tutto ciò che la agita fa salire un po' di amaro alle labbra e qualche nuvola davanti agli occhi!
  • Perché tormentarsi per delle idee che non arrivano a toccare il cuore?
  • I cuori semplici si schiudono senza diffidenza, si saldano senza resistenze, perché non ci sono interessi a destare sospetti e a consigliare riserve, contro il sentimento.
  • Qualche volta scrivevo, tentando di espandere in prova o in versi, ora in italiano, ora in francese, quei primi bollori dell'anima, che sbolliscono e si acquetano esprimendoli. La parola scritta è lo specchio di cui ha bisogno per conoscere sè stesso e per assicurarsi ch'egli esiste.
  • Il senso dell'isolamento, anziché sconfortarmi, m'aiutava a raccogliermi in me stessi e a concentrare i palpiti del mio cuore, e le forze del mio pensiero. Non ero l'uccellino pigolante, smarrito, intorno ai nidi stranieri, ma l'uccellino che abbandona il proprio ramo e arrischia il volo distante perché sa la via del ritorno.
  • Togliete dalla vita il cuore che vi ama, che cosa vi resterà?
  • Il tempo è uno sconfinato mare, che rigetta come l'altro le nostre spoglie. Perché commuoversi? Non possiamo piangere su tutto, a ciascun uomo i suoi dolori, a ogni secolo la sua pietà. E' abbastanza.
  • Tutto mi mancava ed io mancavo a me stesso.
  • Il tempo cancella rapidamente ogni cosa sulla terra, ma non cancella mai dal cuore le tracce di un primo amore.

domenica 18 dicembre 2016

Pier Giorgio Frassati, R. Maria Pierazzi.



Pier Giorgio Frassati, storia vera di un bambino vero.

"La Scuola" editrice, 1957 Brescia.

"Si chiamava: Pier Giorgio Frassati. Visse soltanto ventiquattro anni e da più di trenta è in Paradiso. Molto si parla di Lui e io desidero farvi conoscere la sua meravigliosa infanzia. Questo racconto, bello come una leggenda, deve servirvi di guida e di esempio. Così imparerete a conoscerlo e ad amarlo; una volta che lo avete conosciuto e amato non lo dimenticherete più."



         
Libro letto il giorno 18/12, ecco alcune citazioni:

  1. La mamma insegnava ai suoi bambini a non aver paura di nulla; anzi non voleva che questa brutta parola si pronunciasse dinanzi a loro. La paura è fatta di niente.
  2. Dalla nonna materna, Linda Ametis, imparò l'amore per tutte le cose belle: i fiori, i tramonti luminosi, il cielo imbrillantinato di stelle, il culto dei poveri morti pei quali bisogna molto pregare.
  3. Fin da piccolo sapeva già come si può andare verso chi soffre.
  4. Non c'era cosa che lo rendesse più felice che stringersi fra le braccia un bel fascio di fiori.
  5. Nel vasto giardino Dodo e Tatanina parevano davvero due felici uccellini scappati dalla gabbia: inseguivano ridendo il volo delle farfalle e se le acchiappavano stavano bene attenti a non far loro del male; e poi fra l'erba c'erano formicole, grilli e cavallette.
  6. Pier Giorgio faceva le cose sul serio: e per tutta la vita le fece sempre sul serio.
  7. In questo mondo bisogna aver coraggio e saper prendere delle iniziative.
  8. Per lui il canto era uno sfogo della sua anima piena di luce.


“Sei un bigotto?”, gli chiesero un giorno in Università, così come venivano scherniti i cattolici dai massonico-liberali, dai social-comunisti e dai fascisti. La sua risposta fu netta: “No. Sono rimasto cristiano”. “Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro. Ogni cattolico non può non essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi dei cattolici”.


  1. “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare… Anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordare che siamo gli unici che possediamo la Verità”.
  2. “Non chi subisce deve temere, ma chi usa la prepotenza. Quando Dio è con noi, non si deve aver paura di nulla e di nessuno… C’è Dio che ci difende e ci dà forza”.
  3. “Bello è vivere in quanto al di là v’è la nostra vera Vita, altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa esistenza? Se non vi fosse un premio alle sofferenze, un gaudio eterno, come si potrebbe spiegare la rassegnazione ammirabile di tante povere creature che lottano con la vita e spesse volte muoiono sulla breccia, se non ci fosse la certezza della Giustizia di Dio?”.




Una domenica al mercatino, libri per la settimana.




Acquisti del 18|12.

Il sentiero dei passi perduti; Salvo Santaniello.
Casa editrice Menna - Avellino, finito di stampare in Marzo 1984.

PARTE PRIMA, CAPITOLO I

-Chi va là?
Il grido della sentinella sbattè precipitosamente nell'aria, per qualche istante, poi dileguò rapidamente lontano.
Nell'interno del reticolato si udì il tonfo di una caduta seguita da un gemito soffocato. Poi, più nulla.
Un soffio di vento alitò improvvisamente nell'aria lasciando dietro di sè un sottile profumo di alghe. Il mare era là, a pochi passi, ma non lo si poteva scorgere dal campo: le dune ne impedivano la vista. Si poteva anche sentire il suo respiro..
Dita di dama; Chiara Ingrao.
Mi chiamo Francesca, e sono io che racconto questa storia, non so bene se a qualcun altro o a me stessa, che importa? Importa altro: riuscire a trovare le parole giuste, per dire quegli anni. Millenovecentosettantanove, l'autunno caldo.
Cosa poteva capirne Maria? Avevamo diciott'anni, non capivamo niente di niente. A lei l'hanno schiaffata in fabbrica, per volere di zio Sergio; a me all'università a studiare Legge, dopo pianti e strepiti, che io volevo fare la veterinaria. Potevo essere io, a dire a Maria di ribellarsi? Mi sentivo esclusa, dal mondo nuovo che se la stava risucchiando, in un vortice di parole oscure: il cottimo, la bolla, la paletta, i marcatempo... Marca-che? ho chiesto. Che roba è? Boh, non lo so, ha detto Maria. Ma dice che sono i più pericolosi di tutti, sti' marcatempo. Chi, lo dice? Mi ci perdevo, in quei suoi racconti arruffati su Mammassunta e le sorveglianti, su Ninanana e gli scioperi, e la milanese, e 'Aroscetta... Fioccavano i soprannomi, fra le operaie. E Maria come l'avrebbero chiamata, con le sue dita di dama e il suo sento sfacciato? Per me ti è andata bene, dicevo io.
Buttala a ridere, divevo; mentre le massaggiavo le tempie e le spalle, messe a mollo nel bagnoschiuma, per cercare di togliersi di dosso la puzza di stagno... E la puzza di fumo? E il consiglio di fabbrica? E la Stira? Una cosa pazzesca incontrare Peppe in quel modo. E ancora più pazzesco innamorarsene. O no? Io non lo so, perché mi assediano la mente quei tempi frenetici, con tutte quelle cose che ci precipitavano addosso: piazza Fontana, i contratti, lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, Reggio Calabria...Io non lo so, perché tutti questi ricordi, perché proprio ora. Se è per l'età, o per il casino che ci succede intorno; o invece soltanto per i casini fra Peppe e Maria, che lui non fa che rovesciarmeli addosso. Io non lo so: so che ci ho lasciato una parte di me, in quei giorni caldi di quarant'anni fa. allegri e feroci, e più veloci della luce.


Graziella, A. Lamartine. Casa editrice Bietti, 1963.

CAPITOLO PRIMO.
A diciotto anni, la mia famiglia mi affidò alle cure d'una parente che si recava in Toscana per affari, accompagnata dal marito. Era un'occasione per farmi viaggiare e per strapparmi dall'ozio pericoloso della casa paterna e della città di provincia, ove le passioni dell'anima si corrompono per mancanza di attività. Partii con l'entusiasmo di un ragazzo che attende l'alzarsi del velario sulle più splendide scene della natura e della vita.
Le Alpi, le cui cime nevose scorgevo, fin dall'infanzia, dall'alto della collina di Milly, profilarsi all'estremo limite dell'orizzonte scintillando al sole; il mare che viaggiatori e poeti mi avevano descritto, suscitandomi nella mente tante smaglianti immagini; il cielo d'Italia, del quale avevo goduto il tepore e la serenità nella pagine di Corinne e nei versi di Goethe :"conosci tu la terra dove i mirti fioriscono?"

Pier Giorgio Frassati, storia di un bambini vero; Rina Maria Pierazzi.
"La scuola" editrice, 1957.
Trama; Miei piccoli amici, in questo libro che vi è dedicato, desidero parlarvi di un bambino come voi, un bambino che saresti stati così felici di conoscere come l'ho conosciuto io, perché da Lui avreste imparato che si può essere allegri, amanti dei giuochi, delle belle passeggiate e, nel medesimo tempo, buoni, studiosi e obbedienti.
Si chiamava: Pier Giorgio Frassati. Visse soltanto ventiquattro anni e da più di trenta è in Paradiso. Molto si parla di Lui e io desidero farvi conoscere la sua meravigliosa infanzia. Questo racconto, bello come una leggenda, deve servirvi di guida e di esempio. Così imparerete a conoscerlo e ad amarlo; una volta che lo avete conosciuto e amato non lo dimenticherete più.
E vi do anche un piccolo affettuoso consiglio: quando siete tentati a fare qualche capriccetto, qualche disobbedienza alla mamma o ai maestri, sapete che cosa dovete fare? Dovete dire a voi stessi:" Pier Giorgio non farebbe così; e se mi vedesse far così, lui tanto buono e obbediente, chissà che dispiacere ne avrebbe!".
E allora - ne son certa - capriccetto e disobbedienza svaniranno perché Pier Giorgio v'insegna a essere buoni. E se sarete buoni Egli invocherà su di voi la benedizione di Gesù.










sabato 17 dicembre 2016

Canzone per un povero ragazzo, Patrick Galvin.


Trama.
Cork, Irlanda, anni Trenta. Patrick Galvin ha 9 anni, è nato poeta e impara subito che la vita è rebus. A cominciare dalla famiglia (zie timorate di Dio che scappano con il circo; cugine che da pescivendole si trasformano in pesci). Per proseguire con la scuola: Frate Reynolds, che è un segreto estimatore di Wilde e deve aver fatto suo il motto che "ogni uomo uccide le cose che ama", lo applica ai suoi amati studenti che riempie di bastonate. Meno male che a istillare il piacere della lettura c'è il signor Goldman, l'ebreo che vive in una casa così piena di libri che non c'è più spazio per i mobili. Ma forse non è tutto vero in questo "amarcord" irlandese in cui a tratti il racconto autobiografico ha l'atmosfera stralunata del sogno.



L'autore.
Nato a Cork in una famiglia con otto bambini, Patrick Galvin ha trascorso l’infanzia nella povertà. La sua educazione scolastica fu così sommaria che a undici anni sapeva a malapena leggere e scrivere, ma questo non gli ha impedito di diventare un prolifico autore di testi teatrali, un grande poeta ed un apprezzato interprete di ballate. "Ballata per un giovane straccione" è la rievocazione della sua adolescenza: in "Canzone per un povero ragazzo" (Ponte alle Grazie 2001) è invece raccontata la sua infanzia.






Citazioni dal libro.
  • Non ho mai visto il signor Goldman mangiare. Si nutriva di libri.
  • Mia madre credeva nei poeti. Diceva che non erano nati normalmente ma erano stato inventati da Dio per celebrare i suoi angeli.
  • Secondo mia zia, i bambini erano creature uniche. Non c'era bisogno di spiegargli che il mondo poggiava sulla schiena di una gigantesca tartaruga. Qualsiasi bambino era in grado di capirlo ed ecco perché il mondo tremava sempre e si avevano i terremoti, le epidemie, le carestie, la tosse canina, la varicella ed il morbillo. Se non fosse stato per gli alberi, che tenevano insieme il tutto con le loro radici, il mondo sarebbe crollato da un bel pezzo e precipitato in un abisso. 
Proscritto.
Una volta, nella città di Cork, si svolse una famosa battaglia, che divenne nota come "la meravigliosa battaglia degli storni". In un giornata radiosa, davvero radiosa, con il sole che danzava in cielo, gli storni si radunarono sopra la città e lottarono tra loro per il possesso della popolazione di Cork. Il combattimento durò tre giorni e tre notti e, quando ebbe fine, le strade della città erano ricoperte delle carogne di milioni di storni.
Allora scoppiarono misteriosi incendi. Le case di legno del Marsh presero fuoco e la città di Cork venne rasa al suolo Ma gli abitanti di Cork ricostruirono la loro città, una città importante che ora sorge sugli argini del fiume Lee. Io sono nato lì, nella musica della sera e nel rumore del traffico per le strade.